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COMUNICAZIONE EMPATICA: UN’ARTE DA COLTIVARE

La Comunicazione Empatica è non solo possibile, ma auspicabile; un obiettivo cui giungere partendo dalla conoscenza del punto in cui siamo in termini di utilizzo del linguaggio.

Linguaggio e Conflitto

Il potenziale conflittuale insito nel linguaggio corrente è evidente; è sufficiente accendere la tv per avvertire una sottile tensione dietro ogni parola. Questo senza nemmeno passare per i talk show, che usano strategicamente il conflitto per incuriosire il pubblico.

D’altro canto, siamo cresciuti in ambienti in cui il conflitto verbale, e non solo, era “normale”. A scuola, in famiglia, tra coetanei…era così una volta… Oggi, probabilmente, è peggio perchè ci siamo abituati e stiamo tramandando alle nuove generazioni i comporamenti conflittuali facendoli passare per caratteristiche di forza.

Relazioni interpersonali oggi

Per tutta una serie di dinamiche sociali e psicologiche, questo tempo evidenzia trasformazioni notevoli del quadro relazionale interpersonale, ragione per cui le situazioni conflittuali sono sempre più acute e difficili.

E che dire dell’esperienza che stiamo facendo da poco più di un anno? Isolati, separati, “pericolosi” gli uni per gli altri. Il fatto di non poter vedere i volti delle persone, ci priva di buona parte della comunicazione “non verbale”; diventa, quindi, ancora più complesso cogliere l’ampiezza delle sfumature di significato che hanno le parole che vengono dette.

Comunicazione Nonviolenta

Secondo Marshall Rosenberg, fondatore del movimento di Comunicazione Nonviolenta (anche detta Comunicazione Empatica), le parole e il modo in cui le usiamo sono fondamentali per creare connessioni empatiche in noi stessi e con gli altri.


Per Rosenberg (…e non solo) nasciamo tutti “naturalmente empatici”; le strategie conflittuali le acquisiamo nel tempo, giorno dopo giorno, apprendendole dalla vita, con le esperienze, anche per effetto di una cultura che insegna il conflitto e, soprattutto, per la mancanza di educazione alla manifestazione del proprio bisogno.

I Pilastri della Comunicazione Nonviolenta

Il metodo di Rosenberg si fonda su questi tre aspetti:

  • Auto – empatia, ovvero la capacità di connettersi e sentire se stessi
  • Empatia, ovvero la capacità di connettersi e sentire l’altro
  • Auto – espressione onesta, cioè l’abilità di esprimere in modo assertivo e autentico il proprio sentire e i propri bisogni

Partendo da questi tre presupposti, è possibile comunicare da un punto di equilibrio in cui sincerità, autenticità, assertività sono qualità che trovano collocazione; diventa, così, naturale esprimere i propri stati d’animo, i propri bisogni e le emozioni che li nutrono.

Passare da noi e dalla libertà di esprimere verbalmente nel modo corretto il nostro “sentire”, ha l’effetto di chiarirci che gli altri sono dominati dagli stessi meccanismi, hanno stati d’animo e bisogni propri.

Cessano, così, la critica e il giudizio così come il conseguente bisogno di aggredire o insultare i nostri interlocutori…

Un obiettivo ambizioso, ma raggiungibile!

FENG SHUI E ASTROLOGIA

Spazio e Tempo interpretati attraverso i codici numerici di cui è composto l’universo

Feng Shui e Astrologia a confronto

Il Feng Shui

Da sempre e in tutto il mondo, le antiche civilità hanno osservato e strutturato il loro ambiente tenendo conto delle qualità energetiche dei territori in relazione con l’energia universale.

Tradizionalmente, l’applicazione di questo concetto si basava sul semplice buon senso, per cui risultava abbastanza ovvio non costruire la casa o il villaggio in luoghi umidi o su suoli non fertili.

Era ovvio preferire di lavorare in aree in cui il sole brillava per più tempo ed evitare zone in cui gli abitanti precedenti avevano sofferto di malattie croniche…

Allo stesso modo, nel passato, i popoli scoprirono che potevano costruire le loro case e i loro villaggi in modo da ottimizzare la sicurezza, la salute e le comunicazioni.

Nel corso dei secoli il Feng Shui si è sviluppato; oggi è un principio con fondamenta matematiche e scientifiche di cui è sempre più frequente tenere conto nella progettazione e costruzione di ambienti ad uso privato e pubblico.

Origine comune di Feng Shui e Astrologia

Ci piace mettere a confronto il Feng Shui e l’Astrologia, in particolare quella cinese.

Facendolo si scopre che i due sistemi hanno un denominatore comune: l’origine filosofica di un antico testo chiamato I Ching o Libro dei Cambiamenti.

L‘I Ching è una delle forme più antiche di divinazione e si basa fortemente sulla premessa che le azioni dell’umanità sono il risultato delle due forze complementari dello yin e dello yang.

L’astrologia cinese si è, quindi, sviluppata nella stessa fucina del Feng Shui, della Medicina Classica e dell’Agountura.

Se il Feng Shui si occupa principalmente dello spazio, l’astrologia cinese (e tutte le altre interpretazioni) si rivolge alla comprensione del tempo.

L’Astrologia

L’Astrologia è la disciplina esoterica più nota al grande pubblico. Le discussioni tra sostenitori ed avversari continuano ad essere animate ed appassionate.

Seguendo lo spirito del tempo, si è tentato di sganciare l’Astrologia dalla sua origine esoterica e di adattarla allo stile funzionale del pensiero scientifico. E così diventata spesso pura tecnica.

L’Astrologia Cinese

La chiave di lettura di comprensione del tempo offerto dall’Astrologia Cinese, pone le sue basi sull’osservazione antica dei movimenti di Yin e Yang e delle Cinque Trasformazioni.

Offre, quindi, una lettura dei cicli, aderendo al principio fondamentale del continuo cambiamento, alimentato dall’incessante interazione tra le due forze archetipiche.

Il Numero: l’anima di Feng Shui e Astrologia

Feng Shui e Astrologia si esprimono attraverso i numeri.

O meglio, i codici numerici sono alla base di entrambe le discipline. La lettura dei numeri, nelle applicazioni fin qui descritte, è qualitativa, non quantitativa.

Spazio e Tempo, quindi, vengono letti ed interpretati attingendo ai codici numerici di cui è fatto l’universo, in ogni sua manifestazione.

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CIBO PER LA SALUTE

Il cibo è energia concentrata

Tutto il cibo che consumiamo è il frutto della costante interazione tra la luce solare e l’atmosfera terrestre.

La fotosintesi clorofilliana è alla base di tutta la catena alimentare: è un processo di sintetizzazione di zuccheri e altre sostanze che avviene proprio grazie all’energia solare.

Dal momento che l’essere umano si nutre di vegetali o di animali che si nutrono di vegetai, possiamo affermare che acqua, aria e luce solare sono letteralmente l’origine della nostra vita.

Ogni volta che consumiamo degli alimenti, introduciamo nel nostro corpo diverse modulazioni di energia a differenti gradi di concentrazione; un finocchio la esprimerà in modo diverso da un piatto di riso o da una coscia di pollo, ma si tratta sempre della stessa energia fondamentale.

Le informazioni contenute nel cibo

Negli alimenti non si trovano soltanto quantità di sostanze nutritive ed elementi chimici; il cibo contiene anche informazioni di varia natura che daranno una diversa impronta al processo metabolico di quel prodotto.

Questa impronta di informazione deriva da fattori che sono spesso trascurati da coloro che si occupano a diverso titolo di alimentazione: la forma, il suo andamento di crescita, il modo in cui in cibo è prodotto e conservato, il modo in cui viene trasformato e così via…

Per quanto sembri incredibile, questi fattori determinano l’effetto complessivo che il cibo esercita sull’organismo.

Di fatto, ogni volta che mangiamo, introduciamo in noi l’ambiente che ci circonda che è stato trasformato e reso per noi assimilabile attraverso il vegetale o l’animale; possiamo assorbire la luce del sole o i minerali della terra necessari per il buon funzionamento del nostro organismo solo attraverso il cibo.

Equilibrio

Ogni alimento vegetale o animale rappresenta un preciso equilibrio di un essere vivente con l’ambiente in cui è integrato.

Va da sé che, assieme alle sostanze nutritive contenute nell’alimento stesso, noi ingeriamo anche quell’equilibrio che, a nostra volta, instaureremo con l’ambiente circostante.

Metamorfosi: da bruco a farfalla

Metamorfosi è una parola ‘intensa’ e associarla al viaggio nella conoscienza di sè è stimolante.

Il simbolo della metamorfosi in natura è il bruco che diventa farfalla. L’individuo ‘bruco’ diventa farfalla quando si lascia alle spalle gli schemi limitanti ed entra nella sua personale area di sviluppo consapevole di tutti i suoi talenti e alleggerito dei legacci delle convinzioni limitanti.

La trasformazione

Nel processo di metamorfosi le cellule del bruco si trasformano in strutture totalmente diverse, sostanziamente altre rispetto a quelle originali. Il programma che consente questa complessa operazione è stato stabilito in origine, al concepimento del bruco ed è stato installato in ogni sua singola cellula; e così, in un preciso momento predeterminato, tutte le cellule eseguiranno il programma di trasformazione. Se la metamorfosi è il processo che, via via, conferma che il programma interno si sta svolgendo, il cambiamento è il risultato finale di tutta l’operazione e sugellerà la nascita di una diversa forma di vita.

La trasformazione dell’essere umano

Anche in noi esiste un programma interno, stabilito al momento del concepimento e cresciamo e ci sviluppiamo in accordo con esso. Anche se il nostro cambiamento non avviene in modo così radicale come per il bruco, siamo ugualmente in grado di trasformarci. La metamorfosi umana si manifesta attraverso un cambiamento nel nostro modo di essere: è un movimento che va da ciò che siamo a ciò che possiamo essere ed avviene abbandonando antichi schemi ripetitivi in vista di una liberazione possibile.

La perfezione assoluta

E’ altresì fondamentale non dimenticare che non esiste un’unità di misura di perfezione ‘vera’ e valida per tutti; nessuno può misurare la perfezione nè l’imperfezione; nessuno può sapere il metro di perfezione dell’altro.

Ciò significa che il bruco è perfetto nel suo stato di bruco ed un altro stato di perfezione sarà raggiunto quando esso diventerà farfalla!

La Struttura Energetica dell’Uomo

Il Corpo Umano

La Medicina Classica Cinese raffigura il corpo come un armonico intreccio di canali lungo i quali scorre l’energia in forma e concentrazione diverse.

Ciascuno di noi è attraversato e nutrito da diverse forme di energia: dall’energia della terra, ovvero quella della nostra radice; dall’energia della materia, legata al nostro incedere nella vita con passo lesto; dall’energia libidica, il ‘fuoco della carne’, che forgia il sangue e ci pervade fino alla più piccola cellula. E poi c’è un’energia più sottile, che prende parte al nostro essere consci ma si rivolge anche alla zona più profonda ed inconscia di noi.

L’uomo Essere Unico

Non esiste uno standard nè copie ripetute identiche. La struttura energetica di ciascuno è ‘unica’, ‘individuale’ ed ‘originale. Corpo/materia e reticolo energetico sottile lavorano insieme per permettere ad ogni essere umano di realizzare la sua unicità.

Il seme e la pianta

Nella visione di James Hilmann, psicoterapeuta junghiano, l’Uomo alla nascita è la ‘ghianda’ di una specifica pianta. Non è scontato, nella vita, riuscire a fiorire e manifestare tutto il potenziale di quella pianta. Ci plasma la vita stessa attraverso i mille condizionamenti familiari, sociali, culturali, religiosi…; alla fine veniamo distorti e ci allontaniamo dal progetto iniziale, dalla nostra vera Natura.

Armonia ed equilibrio

Nel linguaggio energetico orientale, il deficit fisico più o meno grave è molto di più di un’anomalia biologica; è ciò che il corpo manifesta nel tentativo di segnalarci una discrepanza tra ciò che siamo veramente e ciò che crediamo di essere. Il distacco che abbiamo creato tra noi e la nostra natura originaria, tra noi e il mondo che ci circonda, tra noi, la Natura e i suoi elementi, le stagioni, le trasformazioni cicliche… crea disequilibrio.

I cinesi sapevano benissimo che un individuo è il risultato dell’armonia di tutti gli aspetti dell’energia del cosmo e di tutto ciò che lo compone. Per questa ragione hanno sempre puntato a ricostituire l’equilibrio attraverso tutte le meravigliose tecniche energetiche di cui sono padri.

La vita nel ‘dopo coronavirus’: fluire nella ricerca della felicità

Le passwords: fluire, flessibilità, ricercare la felicità, gratitudine

Spesso le proposte formative o i persorsi di conoscenza di sè e dei propri meccanismi energetici che il Centro Sudi del Benessere Evolutivo propone nascono da condivisioni vivaci di vita vera; si tratta di chiacchierate dense di passione e piacere di esplorare prima noi stessi e, di conseguenza, l’Essere Umano in generale.

Ci piace partire dal quotidiano, dalla vita di tutti i giorni nella quale si manifestano le aree di esperienza in cui ciascuno trova occasioni di comprensione di sè.

Come sarà la nostra vita nel ‘dopo coronavirus’?

Questo momento storico è particolarmente ricco di spunti e la domanda che io e Stefano Gibertoni, docente del Centro Studi del Benessere Evolutivo, ci siamo posti durante una recente ‘chiacchierata energetica’ è: come sarà la nostra vita nel ‘dopo coronavirus’…?

E abbiamo deciso di video riprendere un nostro scambio di opinioni.

Ci è venuta voglia di allargare ad altri la nostra condivisione, anche fiduciosi del potenziale simbolico della lettura energetica dei fatti. Oggi disporre di lenti d’ingrandimento che permettano di leggere anche tra le righe nel mare magnum di informazioni che ci arrivano, è più che mai necessario.

E’ naturale che ogni idea, sensazione e pensiero di ciascuno poggi anche sulla sua storia personale, fatta di valori, educazione, cultura, formazione e identità professionale.

Le nostre ipotesi, quindi, sono intrise di noi, di ciò che siamo e di come ci muoviamo nella vita e ci piace leggere i fatti attraverso la lente della psicoenergetica integrale di cui siamo interpreti, oltre che sostenitori.

Prima di lasciarvi alla visione del video, desideriamo condividere con voi anche un testo che ho scritto molto tempo fa e che ho ritrovato al termine della registrazione dell’intervista a Stefano, sollecitata da una parola arrivata chiacchierando con lui: FLUIRE

Una delle strategie migliori per affrontare meglio la famosa ‘fase 2′ (…e forse anche le successive…’) è fluire. Potrebbe sembrare un atteggiamento passivo, ma non lo è affatto…

Fluire

‘Fluire non è abbandonarsi alla corrente.

Fluire è approfittare della forza, della velocità e della potenza della corrente ed esprimere le nostre idee, compiere i nostri passi portati gratuitamente dalla corrente stessa.

Fluire significa non sprecare energie, non entrare nello sforzo.

Ogni volta che agisco per ‘principio’ o per ‘dimostrare che…’, esco dal flusso e mi muovo solo con le mie forze, sprecandole per nuotare in direzione diversa del flusso; alla fine mi restano ben poche energie per arrivare al mio originario obiettivo.

Il ‘giusto sforzo per ottenere l’intento è il gesto intenzionale; è l’azione che compio nel flusso di corrente per raggiungere quel determinato punto della riva, non uno a caso.

Se mi abbandono passivamente al flusso c’è la possibilità che io mi infranga rovinosamente su uno scoglio, o che venga scaraventata giù da una rapida o, ancora, ingoiata da un vortice.

Posso decidere di abbandonarmi al flusso nel mare calmo, per il gusto e nella fiducia di lasciarmi condurre per un pezzo sicuro e per riposare.

E’ un gesto intenzionale, scelto da me, espressione della mia volontà di autodeterminazione.

Fluire non è un’azione passiva.

E’ organizzata e verificata istante dopo istante.

Il mio scegliere un gesto piuttosto che un altro è il libero arbitrio espressione di me che mi rende unica.’

Barbara Moschetti

In molti ci hanno condiviso che, durante questi mesi di vita completamente stravolta, hanno fatto anche esperienze nutrienti, rimodulando le proprie giornate secondo ritmi nuovi e stravolgendo, spesso in meglio, le vecchie abitudini.

Alla luce di tutto ciò, al termine del video, con Stefano abbiamo lanciato una proposta di interazione: ci piacerebbe ci condivideste 3 scoperte positive (con tutte le valenze simbolico/energetiche di questo numero, come spiega Stefano nell’intervista) che avete colto durante il lock down e che vi piacerebbe portare con voi stabili e forti alla ripresa. Potete inserire le vostre condivisioni nell’area in fondo all’articolo ‘Lascia una risposta’.

Comincio io: vorrei portarmi nella fase 2 – 3 – 4… il tempo dilatato, la sensazione di non perderlo se scrivo per il piacere di farlo, il silenzio, il profumo e i colori della Natura rinata, la voglia di fare yoga tutti i giorni …ooopppsss…ho già superato il 3…

Tocca a voi ora.

Potrebbe interessarti leggere l’articolo ‘Gestione delle emozioni in tempo di crisi’

La gestione delle emozioni in tempo di crisi

La crisi che apre alla Consapevolezza

Partendo dal presupposto che, alla fine dell’emergenza, il mondo non sarà più come prima, quella che stiamo vivendo in questi giorni è indubbiamente una grande prova.

La sfida del momento non tocca soltanto il nostro sistema immunitario, tema che abbiamo già esplorato dal punto di vista biologico/energetico, ma coinvolge tutta la nostra comprensione e la nostra stabilità emotiva.

L’emozione prevalente in un periodo di crisi come questo è la paura, come abbiamo già detto nell’articolo ‘Paura: la risposta naturale al pericolo‘.

Paura ed angoscia sono pessime consigliere e talvolta ci portano a reazioni involontarie, quasi sempre irrazionali e inefficaci per gestire e risolvere le situazioni contingenti.

Come reagiamo alla paura?

Le persone impaurite reagiscono tipicamente così:

  • esplodono in una reazione rabbiosa, con relativa perdita della lucidità mentale e del controllo di sé, scagliandosi contro tutto ciò che rappresenta una minaccia o cercando il colpevole nel mondo esterno;
  • le persone che hanno poca confidenza con le loro sensazioni, particolarmente quelle di rabbia e paura, spesso reagiscono proteggendosi, chiudendosi in sé stesse in una forma di congelamento emozionale, scadendo spesso nel vittimismo;
  • altre ancora, per non sentire il disagio emotivo, intellettualizzano, ovvero si spostano nell’iper-razionalità, tipica di chi insegue tutte le spiegazioni scientifiche, ma anche di chi indulge ossessivamente nei pensieri (e nella paura) del complottismo;
  • altre negano, o si rifugiano in un pensiero eccessivamente positivo o fatalista, perdendo così di vista la propria responsabilità di stare intenzionalmente con quello che la situazione presenta per divenirne sempre più consapevoli.

“Tutto ciò a cui ti opponi permane e si amplifica, tutto ciò che ti permetti di far emergere si manifesta e si dissolve”.

Come trasformare il disagio?

Il nostro obiettivo non è quello di essere senza emozioni o di controllarle per soffocarle e sopprimerne la manifestazione, ma quello di permetterci di sentirle, di osservarle, di riconoscerle e dare loro un nome.

In questo modo oggettiviamo l’emozione e riusciamo a ridimensionarla e integrarla.

Come trasformare, allora, i momenti di disagio emotivo, anche quelli che stiamo vivendo in questi giorni, in occasioni di consapevolezza, crescita interiore e maggior serenità?

Premessa fondamentale è accogliere con amorevolezza noi stessi, i nostri cari, il nostro smarrimento, le reazioni emotive intense, comportamenti esagerati compresi. 

L’accoglienza di noi e di ciò che c’è di noi, anche nella risposta emotiva, apre ad un processo di auto-osservazione importante, una possibilità di ‘educarci’ a riconoscere le nostre modalità di reazione e a comprenderne le dinamiche.

PASSI VERSO LA CONSAPEVOLEZZA

Quello che ci sfugge spesso è il tempo dell’ascolto di ciò che suscita in noi un’esperienza; un tempo dal quale possono sorgere informazioni utili di noi, dei nostri meccanismi di reazione, come abbiamo visto, ma anche di chi siamo, di come ci muoviamo nel mondo e con quali abiti.

In questo tempo dilatato, potremmo provare a fermarci di fronte ad un fatto attivante e non scappare subito alla ricerca di un colpevole esterno e di soluzioni immediate. Possiamo fare un piccolo passo indietro e, con l’intenzione di scoprire tutto ciò che può esserci utile dell’esperienza stessa, farci delle semplici domande:

COSA STA SUCCEDENDO?

Entriamo nell’osservazione del fatto, diamo un nome alla situazione che sta accadendo. Si tratta di una descrizione il più possibile oggettiva della situazione nuda e cruda, così come si presente:

  • non ho fatto scorta di qualche cosa che mi serve ora…
  • I bambini sono troppo nervosi e fanno i capricci…
  • Il mio compagno/a non mi dedica l’attenzione che vorrei…

CHE COSA SENTO?

Entrando un pochino più dentro di noi, permettiamoci di sentire il nostro stato d’animo conseguente e riconosciamo l’emozione prevalente: rabbia, tristezza, paura, frustrazione, impotenza… Nel riconoscerla la lasciamo essere, senza giudizio e apriamo alla sua trasformazione che si traduce subito in un cambio di percezione della sua intensità.

DI CHE COSA HO PAURA, CHE COSA TEMO?

Ciò che spesso è alla base delle nostre reazioni emotive più forti è la paura; lo sforzo maggiore è proprio quello di riconoscere quale conseguenza temiamo si manifesti dalla situazione che ha provocato l’attivazione emotiva.

Possiamo temere una conseguenza pratica: in questo caso, quindi, nella relazione di ‘causa ed effetto’ se ‘non ho fatto la spesa – temo che manchi in casa qualcosa di necessario’.

Possiamo diversamente temere una conseguenza interiore: in questa seconda ipotesi l’emozione ha origini più profonde e deriva da un’interpretazione personale del fatto, filtrato da una percezione interiore del valore di sè.

In tal caso il fatto ‘non ho fatto la spesa’ poggia sul ‘temo che il mio compagno/a pensi, dica che non tengo abbastanza alla famiglia, che non sono un genitore premuroso…e, quindi, mi giudichi, rifiuti, umili…

E’ frequente che timore pratico e interiore vadano assieme: l’aspetto pratico è il ‘gancio’ che ci permette di scovare un’intima percezione negativa di noi di cui non ci rendiamo conto.

Quale pensiero di noi ha scatenato la reazione emotiva? E da dove ha origine? E perchè ci credo così tanto da esserne spesso condizionata?

Non vi è un solo pensiero condizionante, ma tante ‘etichette‘, ovvero giudizi raccolti nel tempo dall’ambiente familiare, dalla scuola, nella società e a cui continuiamo a credere senza nemmeno rendercene conto.

Sono filtri attraverso i quali percepiamo i fatti in maniera costantemente alterata e reagiamo secondo un punto di vista personalissimo, convinti di essere oggettivi.

Non sono reali e derivano da errate percezioni di noi che si sono formate probabilmente quando eravamo molto piccoli e ancora molto dipendenti dal riconoscimento e dal sostentamento esterno.

In conseguenza a ciò capita che si sia portati ad interpretare i fatti della vita attraverso una lente percettiva molto condizionata. In realtà l’esperienza presente è un’opportunità meravigliosa di rivedere tutto con occhi e strumenti diversi, quindi, di ridimensionare tutto lo scenario e togliere l’etichetta di giudizio.

Non mi conoscevo affatto, non avevo per me alcuna realtà mia propria, ero in uno stato come di illusione continua, quasi fluido, malleabile; mi conoscevano gli altri, ciascuno a suo modo, secondo la realtà che m’avevano data; cioé vedevano in me ciascuno un Moscarda che non ero io non essendo io propriamente nessuno per me: tanti Moscarda quanti essi erano.
(Luigi Pirandello
)

Nel video seguente Alberto Mantovani prosegue l’approfondimento iniziato nell’articolo ‘Paura: la risposta naturale al pericolo‘ puntando l’attenzione sull’opportunità di crescita che ogni crisi rappresenta per l’Uomo.


Concludiamo indicandovi un video ispirante che ci è stato suggerito da Alberto Mantovani e Stefania Muraro, co-direttori didattici di Accademia dell’Essere e del Centro Studi del Benessere Evolutivo Integrale:

Buona visione

Paura, la risposta naturale al pericolo

La paura è una risposta umana naturale al pericolo. Non c’è dubbio che in queste ultime settimane ci siamo sentiti minacciati da un ‘nemico’: il covid19 e la pandemia che questo virus ha scatenato, sconvolgendo letteralmente le nostre vite.

Paura e angoscia

Ricordiamoci che la paura è un ottimo meccanismo di difesa di fronte ad un pericolo ben definito, chiaro; si ha paura di qualcuno, di qualcosa. Quando l’oggetto della nostra emozione è indeterminato e non sappiamo bene da dove arriva, chi è e cosa la provoca, la paura diventa angoscia, talvolta panico.

Si può smettere di avere paura?

Tentare di smettere di provare paura è tanto inutile quanto controproducente. Ci si potrebbe riuscire solo bloccando il nostro sentire perchè, anche volendo chiudere a tutto ciò che ci può rendere vulnerabili, attaccabili, non possiamo evitare completamente di entrare in relazione con altre persone o di vivere esperienze.

Solo per il fatto di essere vivi, incorreremo sempre in qualcosa o in qualcuno che potenzialmente suscita in noi un senso di pericolo.

Lo spavento fa mancare il cuore, disorienta lo spirito, fa divagare il pensiero e disorganizza il Qi. (S.W., 39)

Come agire la paura

Ciò che ci preserva dalla paura è conoscerla, aprire a questa emozione riconoscendola e accogliere la nostra modalità di risposta.

Fa bene ascoltarci e agire in modo da soddisfare quel bisogno che la paura ci rende più evidente. 

Oggi proviamo paura per l’incertezza di un futuro di cui non abbiamo capacità di previsione perchè si è smarrita la logica consequenziale di un tempo che non c’è più. Le certezze su cui basavamo i nostri passi in avanti qualche settimana fà, oggi sono un tantino sbiadite ed è ‘normale’ temere di non avere un luogo sicuro, di non poter più contare su tutte le cose materiali che prima davamo per scontate, di non essere in grado di garantire a noi e ai nostri cari i confort di prima; incontriamo la paura di restare soli, di non riuscire a proteggere, o peggio, di perdere chi amiamo.

Tutto ciò è naturale.

Interdipendenza…

Il fatto è che non siamo i soli a provare tutto ciò e, ancora più importante, non siamo soli.

Mai come in questo periodo possiamo fare esperienza diretta della nostra interdipendenza.

Qui ed ora, in questo particolare momento storico è evidente che siamo tutti esposti alle stesse difficoltà e che solo agendo assieme, ognuno con le proprie capacità, competenze e talenti possiamo individuare le azioni migliori per creare un tempo nuovo. Potrebbe essere l’occasione buona per provare a condividere avendo cura gli uni degli altri e, tutti assieme, di Madre Terra della quale, non dimentichiamo, siamo ospiti poco rispettosi.

Le strutture di convivenza sociale sin qui adottate non tengono conto di questa evidente realtà nè, ancor più dell’interdipendenza tra gli uomini e tra l’uomo e la Natura.

Non siamo soli e, in realtà, non lo siamo mai stati, in nessuna delle nostre rappresentazioni; ma uno degli effetti della paura è farci sentire separati, prima di tutto dalle nostre abilità, spegnendo la creatività di cui siamo tutti abbondantemente muniti e allontanandoci dai sogni, dal dare loro seguito.

Strumenti per gestire la paura

Forse è giunto il momento di cessare di vedere la paura come un nemico da contrastare e respingere. Probabilmente siamo pronti e attrezzati per riconoscerla profondamente, accoglierla e prendere confidenza con ciò che ci fa sentire nel corpo e attraverso i pensieri.

Riconoscendola e sentendola nascere, ora possiamo ascoltare cosa succede al nostro respiro, al nostro corpo, al battito del nostro cuore. Osserviamo le immagini che si creano nella mente e prendiamo nota delle idee che sorgono, cercando di capire quanto esse siano radicate nel nostro passato, nelle nostre esperienze. Così facendo ci accorgeremo che spesso la paura è legata ad un pensiero di noi proiettato nel futuro.

Concedendoci il tempo di osservare la paura e le sue manifestazioni ‘chimiche’ nel nostro corpo-mente, possiamo frequentare questa emozione consapevoli e farci i conti, catturandone il senso, oltre che la natura.

E’ da qui che possiamo respirare e ascoltare con più calma il fluire impetuoso delle sensazioni di paura e delle altre emozioni che costellano il nostro cammino: tristezza, ansia, dolore e rabbia…, tutte lecite, sensate e utili. E’ trovando il senso di ciò che ci accade che ritorniamo a noi e, come ci suggerisce Thich Nath Hahn, ‘riconoscere di avere motivi più che sufficienti di essere felici’…sempre!

Non tremiamo perché abbiamo paura, ma abbiamo paura perché
tremiamo (W. James)

Il video che segue è il primo di 2 contributi. In esso Alberto Mantovani, co-direttore didattico della scuola di formazione professionale per Counselor Olistici e Operatori Olistici ‘Accademia dell’Essere‘, racconta la differenza tra ansia – paura – angoscia.

Il video che segue è il primo di 2. In esso Alberto Mantovani, co-direttore didattico della scuola di formazione professionale per Counselor Olistici e Operatori Olistici ‘Accademia dell’Essere‘, racconta la differenza tra ansia – paura – angoscia. Nella seconda parte del video, che trovate nell’articolo ‘La gestione delle emozioni in tempo di crisi’, Alberto prosegue l’approfondimento entrando nel merito di come trasformare la sfida in opportunità, coltivando la presenza e diventando capaci di distinguere l’illusione dalla speranza in un futuro del quale essere costruttori di cambiamento.


Sono felice di avere ottenuto dalla direzione di Accademia dell’Essere l’autorizzazione all’uso di questi video che sono stati preparati per sostenere gli allievi della scuola in questo particolare momento. A nostro avviso si tratta di contenuti preziosi che fanno riferimento a temi didattici dei percorsi professionali e che possono offrire spunti di comprensione a tutti e strumenti di trasformazione dell’esperienza che stiamo vivendo.

Buona lettura.

Da Wuhan la mappa di trattamento della Medicina tradizionale Cinese

L’utilizzo dei punti energetici a rinforzo del sistema immunitario

Abbiamo già descritto nell’articolo ‘Sistema immunitario e Tong Ren’ la sequenza di punti che è stata sperimentata direttamente negli ospedali di Wuhan. Il Dott. Zhou è il responsabile del dipartimento di Medicina Tradizionale Cinese degli ospedali della città che gode della stima di Tom Tam, fondatore della tecnica energetica Tong Ren. Da esperto medico agopuntore, ha messo a punto assieme a Tom Tam questa mappa di trattamento praticandola su migliaia di pazienti e ottenento buoni risultati sia in termini di recupero della qualità respiratoria, che di risposta immunitaria.

Nel video seguente il dott. Giovanni Cellerini ci racconta la funzione energetica di ogni punto presente nella mappa del Dott. Zhou e spiega come strutturare il trattamento energetico con la tecnica del Tong Ren.


Tom Tam e i punti del Dott. Zhou

Accedendo alla pagina del sito Tongren station, potrete ascoltare direttamente dalla voce di Tom Tam il suo punto di vista sulla situazione ‘covid19’; precisa che l’azione più efficace è quella del rinforzo del sistema immunitario e di tutte le strutture del corpo, ricoscendo non perseguibile un’azione diretta per contrastare il virus.

Questo è il link che vi porta al video intervento di Tom pubblicato sul suo sito:https://tongrenstation.com/featured/tapping-points-for-covid-19/

Buona visione.

Sistema Immunitario e Intestino

 IL SISTEMA IMMUNITARIO E L’INTESTINO

Come incentivare una buona circolazione del Qi difensivo?

Secondo la cultura cinese, l’energia difensiva è prodotta dal sistema digerente attraverso il quale il cibo viene trasformato e suddiviso in energia ‘pura’, destinata a fornire nutrimento ad organi, apparati e sistemi ed energia ‘grezza’, preposta proprio a costituire l’apparato di difesa del corpo. Così come sostiene anche la Psiconeuroendocrinoimmunologia, l’intestino è il luogo di passaggio ed elaborazione di nutrimenti provenienti dall’esterno, ma anche di emozioni, pronte per essere trasformate ed integrate. L’intestino è la sede operativo-strategica del network tra sistema nervoso, sistema immunitario e sistema endocrino: uno scambio continuo di informazioni interconnesse tra i vari distretti che modificano, istante dopo istante, le attività delle loro linee di produzione e diffondono informazioni a tutta la struttura chimica del corpo per produrre e preservare il più possibile l’equilibrio. E’ il nervo Vago che trasmette i dati sensitivi e motori in andata e ritorno (verso il cervello e dal cervello). Grazie a questa task force permanente, ‘quando l’invasore agisce sulla muraglia, dal centro si ordina la risposta’. Vale a dire che, su una base di buon equilibrio psicofisico, l’attacco esterno ha buone possibilità di essere neutralizzato.

COME POTENZIARE IL SISTEMA IMMUNITARIO

La visione olistica del Centro Studi Bei ci porta sempre ad osservare l’essere umano nella sua interezza di corpo-mente-emozioni. Nel tentativo di riportare equilibrio in noi, a prescindere su quale area esistenziale si applichi l’azione di miglioramento, l’effetto ricadrà su ogni parte. Se, per esempio, agiamo sul corpo, laddove è più facile in qualsiasi frangente, anche quello attuale, trovare strumenti e metodi di riequilibrio energetico, ne gioveranno anche l’area psichica ed emozionale. Con questo nostro contributo, intendiamo proprio partire dal corpo per recuperare un minimo di benessere psico-fisico che ci consenta di affrontare meglio questi giorni; in particolare, ci prenderemo cura del nostro secondo cervello, ovvero l’intestino, il cui benessere ci garantisce maggiore forza reattiva alle ondate emotive oltre che un cospicuo contributo al buon funzionamento del sistema immunitario.

RINFORZARE L’INTESTINO
Respiro:

Per mantenere in efficienza il nostro sistema immunitario è ora evidente quanto sia importante avere cura del nostro intestino. In MCC è definito viscere, associato all’organo polmone, quindi, influenzato sensibilmente dalla qualità della tecnica respiratoria che pratichiamo nel quotidiano. In questa lettura è facilmente deducibile associare l’aumento esponenziale di disfunzioni intestinali nella nostra epoca ad una modalità di respirare ridotta e superficiale. Ogni pratica di respiro (il breathwork per esempio) che porti attenzione all’atto stesso e che ne amplifichi la portata è, quindi, il principale rimedio di buona salute intestinale e, conseguentemente, del nostro sistema immunitario.

Cibo:

Dal punto di vista alimentare, aldilà delle più diverse scuole di pensiero, è buona cosa riportare l’attenzione all’essenza del significato del termine ‘salute’ sopra espresso e al concetto di equilibrio da cui questo stato viene alimentato. Per essere promotore di equilibrio, un buon regime alimentare ha bisogno di:

  • Essere espressione del naturale ritmo delle stagioni: consumare prodotti che ogni energia stagionale regala, permette al corpo di adattarsi gradualmente ai cambiamenti e ricavare da ogni fase il nutrimento specifico necessario
  • Essere espressione della qualità energetica di quel territorio: uomo e natura sono in interrelazione costante. Latitudine e longitudine sono fattori che influiscono nettamente sulle strutture naturali dei luoghi, così come sulle caratteristiche fisiche degli abitanti di quei luoghi. In tempi di globalizzazione vi è accesso a prodotti che arrivano da molto lontano. E’ importante mantenere nel nostro schema alimentare quotidiano una prevalenza di prodotti del nostro territorio, che hanno caratteristiche energetiche a noi rispondenti
  • Aderire alla regola ‘semplice è meglio’: il nostro paese offre prodotti di altissima qualità che non necessitano di grandi elaborazioni per essere consumati. Più semplice è la preparazione degli alimenti, più assumeremo, assieme alla struttura fisica/chimica dell’alimento stesso, la sua energia integra. Il nostro intestino, nel processo di digestione, estrarrà la parte pura di quel prodotto e la veicolerà al sangue. Attraverso il processo digestivo, quindi, come in un laboratorio alchemico, l’essenza di quel prodotto diventerà noi, il nostro nutrimento; la parte più grezza, invece, rafforzerà la nostra struttura difensiva

Più in generale, in momenti ad alta stimolazione stressogena, si possono privilegiare i cibi fermentati che fungono da probiotici naturali a vantaggio della flora intestinale. Dal kefir al miso, passando per una più comune birra grezza, gli alimenti fermentati fanno così bene perché contengono batteri buoni, lieviti o funghi. Tutti questi elementi sono attivi a livello dell’intestino. Ciò significa che vi giungono senza essere ‘digeriti’ e qui esercitano la loro preziosa azione benefica. Migliorano, dunque, il microbiota intestinale e, di conseguenza, generano una serie di benefiche reazioni immunitarie.

Un altro rimedio naturale usato da sempre in MCC è l’astragalo: con funzione immunostimolante grazie ai suoi principi attivi che rinforzano i meccanismi di difesa dell’organismo, stimola l’attività di milza, timo e linfonodi intestinali, a vantaggio della capacità fagocitaria dei linfociti.

Vi segnaliamo con piacere un bell’articolo di Lifegate nel quale potete trovare altri consigli utili praticabili da subito.

https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/cosa-mangiare-rafforzare-sistema-immunitario

A presto!

Vedi anche l’articolo Sistema Immunitario ed Energia – Il concetto di ‘salute’

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